sabato 8 marzo 2014

Progetto Terra di Mezzo


Per una scelta etica ed economica responsabile.

Il progetto “TERRA DI MEZZO” è un programma, una visione strategica, ambiziosa e coraggiosa che coinvolge il territorio su larga scala come fondatore di un modello esemplare di vivibilità sostenibile a misura d’uomo, valorizzazione e recupero del territorio, compreso quello compromesso e depauperato da modelli economici distruttivi. E’ un ripensamento radicale in chiave economica di integrazione tra area urbana ed extraurbana e ambiente. E’ un progetto che intende perseguire e rifondare la cultura urbana dell’uomo visto nella sua complessità e nel suo valore come elemento costitutivo di comunità con i bisogni primari e il valore dell’uso responsabile delle risorse.
Con una serie di idee e di iniziative legate al territorio, alla storia, alla cultura, all’ambiente e con la gestione di alcuni spazi mirati e distribuiti, secondo una cadenza temporale, si vuole innescare un circuito economico virtuoso attraverso una serie di interventi e di iniziative ispirate al un marketing territoriale, etico, strategico e sostenibile, con i migliori parametri della “slow economy”, un’economia dolce, lenta e a lungo raggio, fondata sulla rivalutazione del patrimonio storico agro alimentare, culturale e sulla cooperazione delle risorse umane della comunità. L’occupazione, la formazione, lo sviluppo economico, il benessere sociale inteso come progettualità cooperativa, sono gli obbiettivi che si vogliono finalizzare, la meta da raggiungere e realizzare. La rivalutazione di quella forma di strategia economica, modernissima chiamata cooperazione é attualissima.
La vera ricchezza sta nel “bene collettivo” e come tale è sempre alla portata di tutti quelli che vogliono farne parte. La prosperità si raggiunge solo con il concorso e la cooperazione collegiale di ogni singolo componente della comunità, con la partecipazione attiva alla creazione del benessere di cui gode. Senza questo patrimonio umano c’è solo sterile individualismo, spreco, disuguaglianza, povertà, ovvero infelicità. 
E' necessario proporre progetti che guardino alla "micro economy" come alla "macro economy" ad espansione virale, a spirale, che contamina il contesto sociale, urbanistico, cittadino e ambientale come modello di sviluppo sostenibile. Quando si diventa esempio positivo per le comunità o il comuni limitrofi e circostanti avviene quella contaminazione che innesca una continuità coerente. Quando si diventa un volano lento e inesorabile si acquisisce e si chiarifica la propria visione d'insieme, si evolve come forza comune.
Il vero valore dell'economia e della moneta diventa allora la qualità della vita intesa come unità di misura che produce valore economico e culturale con tutti i suoi componenti: economia del territorio, memoria storica, cultura sociale e antropologica, tradizione, comunità, ambiente, servizi, attività. Si costruisce e solidifica un ponte verso il futuro con le fondamenta nella propria identità.

                                                                     

domenica 2 giugno 2013

Social Design









SOCIAL DESIGN é un' espressione che indica una visione poetica ed etica del design pensato per facilitare, creare aggregazione, comunicazione, tra le genti, le culture, le diversità in contesti urbani. E' design da collocare in luoghi con una alta frequenza umana.
Nella società della comunicazione, si comunica sempre meno "face to face" mentre aumentano le forme di contatto umano attraverso i medium tecnologici che diventano metafora sterile e astratta del contatto e della conoscenza dell'altro, facilitando apparentemente la conoscenza ma in realtà livella il valore umano delle differenze, dell'essere unicità, delle emozioni, delle relazioni, filtrati e deformati attraverso medium astratti, distanti, immaginari, come i social network, i telefonini e i vari surrogati del comunicare che chiamo la meta comunicazione.

Il divano "Attacca Bottone" l'ho ideato nel 2007 tormentato da un'idea che ripresi da alcuni miei appunti che scrissi nel 88. In quegli anni vivevo tra Roma, Milano e Koln, (nella Germania Federale pre unione) nella zona universitaria, in Palanter Strasse, dove si respirava e si viveva un fermento rinnovatore nella cultura, nelle arti e sopratutto nel design che sull'onda lunga del post modernismo si azzardava e si creava un design che fosse in bilico tra l'oggetto unico come idea artistica e un oggetto di utilità, utilità in funzione sociale, oggi diremmo bene comune che trovò in alcuni designers una produzione originale e quanto mai fuori dalle righe di quella ortodossia formale del razionalismo di marca ideologica. Denis Santachiara, Ingo Mauers, Ugo la Pietra, Ettore Sottsass e tanti altri ancora ne furono i migliori esponenti. Appuntai queste mie riflessioni che casualmente ripresi in mano anni dopo.
L'idea della socialità disegnata l'avevo applicata immaginando un contesto giovanile dove ci fossero dei centri di aggregazione come parchi, università, spazi pubblici, centri sociali, ecc. Non un design che esalti l'individualismo o il narcisismo culturale, ma che trovi nell'altro il riflesso del "se stesso". Pensato per il comunicare umano dello stare insieme.

Nei criteri progettuali ho considerato la produzione con materiali di riciclo ed in particolare un nuovo tessuto chiamato "Benu" (vecchie bottiglie di plastica per contenere acqua, trasformato in tessuto idrorepellente).
Attacca Bottone  lo disegnai nel periodo che frequentavo Lugano e Locarno in Svizzera dove mi recavo frequentemente a trovare un paio di amici e a cercare come sempre faccio in un luogo così diverso dalla solita Milano nuove idee, nuovi spunti. Sfogliando una rivista di architettura che comprai in una edicola lessi un interessante articolo su una azienda svizzera che stava elaborando un interessante nuovo tipo di tessuto per l'arredo. Approfondii la cosa e venni a conoscenza della Christian Fischbacher, che stava lavorando intorno alla produzione di un tessuto per l'arredo con un materiale di scarto inquinate e invasivo riciclando le bottiglie in pet per farne un tessuto attraverso un procedimento sperimentale detto "nano texture". La cosa mi piacque e mi misi al lavoro. Progettai il divano e cercai di proporlo alla RTSI (Radio Televisione Svizzera Italiana) per una trasmissione sportiva, dove venni a sapere che conteneva un dibattito in diretta ed era un momento importante nella scaletta della trasmissione. La mia proposta passò inosservata e riscosse scarso interesse. Ero corso troppo avanti...Come spesso accade a chi si muove liberamente la miglior ricompensa é l'indifferenza.

Pensai ad una seduta che avesse la forma a "U" perchè per la sua arcaica forma ricorda la pianta di un anfiteatro e ripercorre uditivamente e visivamente un diapason con il suo magico suono, come metafora delle emissioni emozionali umane.
Ne progettai una versione imbottita e rifinita con il famoso tessuto "Benu" ed una in un materiale duro e resistente da collocare per strada all'aria aperta o in un parco pubblico, immerso nel verde per l'aggregazione giovanile. Completamente in pietra o marmo bianco da "far elaborare" ai suoi vitali e anonimi frequentatori.

giovedì 23 maggio 2013

Artifex Anima Mundi

L'Accademia degli Artefici                                                                                          
Per una ricerca sperimentale alla formazione artistica applicata alle libere arti. 
                                               
Il progetto per la costituzione di una scuola formativa di orientamento e creatività applicata alle arti, nasce dalla consapevolezza che per preparare efficacemente le nuove generazioni ad operare economicamente bene nei contesti contemporanei e futuri, necessita una preparazione tecnica e teorica corrispondente a un percorso formativo innovativo e mirato che stimoli e liberi le risorse e le energie creative dell' immaginario di ogni singolo candidato ed abbia come approccio alla conoscenza, una metodologia efficace che assuma come pratica cognitiva delle materie consolidate come il disegno, (design) assunto come forma mentis associato a quelle materie formative e sperimentali come il patrimonio visivo e iconografico dell'immaginario collettivo e antropologico della conoscenza umana. Si vuole stimolare una visone simultanea e pluri-prospettica del contesto reale della società, dell'economia, della progettualità come formazione costante e non ultimo come approccio etico e filosofico, coadiuvato da uno sviluppato senso creativo del pensiero, della conoscenza, della forma e sopratutto del fare.

I contesti futuri prospettano una rivoluzione scientifica e industriale in cui l'etica e l'estetica giocano un ruolo determinante e di grande interesse in cui troviamo al centro dell'universo produttivo l'uomo nuovo in relazione e dipendenza con l'ambiente, le risorse della terra, la qualità della vita e quindi nuovi manufatti, nuovi accessori, nuovi concetti che ruotano intorno ai bisogni umani coinvolgendo tutti i settori dell'arte, della tecnologia e della scienza. 
Tutto questo dibattito e questo globale ripensamento agli scenari futuri accelera la necessità di operare e preparare capillarmente gli operatori e le nuove generazioni, con una formazione artistica e pedagogica mirata e specifica che dia strumenti per progettare il proprio futuro e riappropriarsi di un proprio ruolo, come protagonisti attivi (artifex) e non semplici comparse passive e salariate. Nel grande gioco dei processi produttivi, economici e culturali siamo su un piano professionale squisitamente competitivo e si gioca una partita affascinate e quanto mai selettiva, che si confronta e si sfida ogni giorno sui mercati internazionali  in termini di tempo, di qualità dell'offerta e della competizione e ad una attenta analisi, della domanda stessa. 

La nostra società per tradizione e per competenza è chiamata direttamente in causa a sfidare con nuovi prodotti la concorrenza nei settori in cui siamo protagonisti da secoli con le nostre tradizioni, le nostre maestranze, le nostre idee, i nostri progetti, proprio con quelle eccellenze che fanno grande economicamente e culturalmente il nostro paese, trovando ispirazione nel coniugare tradizione e ricerca, creatività e maestria trasformata poi nel nostro "made in Italy".

Oggi le arti applicate o le cosi dette arti minori  (termine desueto e privo di senso alla luce dell'estetica contemporanea) ci appaiono come un settore anonimo, d'élite, vecchio, autoreferenziale, incapace di attirare o di emanare tutto il suo fascino ed il suo potenziale artistico ed economico, fino a sembrare scollegato dalla realtà dei nuovi mestieri nati e sollecitati dalla rivoluzione informatica in atto.
                                                                     
Alla moltitudine delle componenti sociali e politiche e sopratutto alle nuove generazioni, sfugge completamente la consapevolezza che esiste una connessione interattiva tra la percezione della realtà e una mente preparata e flessibile. Quest'individuo opera, produce ed esprime valide soluzioni ai problemi che si presentano, supportato sopratutto da una specifica preparazione mentale e manuale che altro non è che la base e la premessa dell'artifex , cioè di colui che interpreta e risolve in modo creativo e funzionale i bisogni umani con un "artificio" , adeguato e soddisfacente. Chi non sa leggere in questo il valore artistico del fare, difficilmente potrà trovare o saprà riconoscere il valore sociale e culturale del lavoro che è la base, il fondamento della civiltà e di una società civile. Le arti "sociali" (l'artigianato)  sono in gran parte in affanno per via di un mancato riscontro culturale ed economico in termini di investimento e di futuro, dando di se un' identità  superficiale, posticcia e priva di quella forza motivazionale, coinvolgente che affascini le nuove leve, questo  perché  si trovano in grave difficoltà ad investire in nuove risorse umane scarsamente preparate e ricettive. Accade anche per la caduta di significato delle arti come generatore e propulsore di qualità e identità sociale. Il dissesto socio economico che stiamo attraversando nel nostro territorio è significativo. Quello che sconforta e che chi dovrebbe avere la responsabilita delle sorti del paese (la politica e i suoi componenti) non ha nessun progetto alterativo. E’ sconcertante constatare che la precarietà maggiore si riscontra proprio nel nostro mercato interno giovanile e occupazionale, dove normalmente si dovrebbe depositare e consegnare, alle future generazioni (i futuri italiani) il patrimonio culturale, professionale e umano di esperienze e di mestieri senza interrompere la continuità storica che ci ha resi unici nel mercato internazionale con il suo  brand di qualità, tutto italiano, inteso come percorso unico e originale del nostro modus operandi.

Una staffetta verso il nuovo mercato del lavoro (assente) non va regolarmente a destinazione per via di una preparazione scolastica vecchia, inadeguata, superficiale, deprimente, demotivata per via di una didattica velleitaria, priva di formazione etica reale, con una visione schizofrenica del mondo del lavoro che banalizza il significato profondo del senso dei ruoli e l’importanza dei mestieri. Grazie ad una cultura massificante e falsamente egualitaria di meriti e competenze siamo arrivati agli appuntamenti, alle scadenze, ai traguardi del futuro con grandi e gravi ritardi e con inadeguatezze  irresponsabili. Si affoga poi inevitabilmente nella fatua melma del precariato stagista o di un impiego nel terziario avanzato sempre più evanescente, superficiale, scialbo, che rischia di inaridirsi definitivamente o di rinunciare a priori per sfiducia e a non presentarsi più al suo naturale traguardo.
Una domanda senza risposta è un danno irreparabile per il futuro dell'Italia: per tutta una serie di equivoci, ritardi, distrazioni, miopie, di cui non in questa sede, si cerca o si discute la motivazione ma che non sfugge all'impietoso sguardo della storia che ne fissa le responsabilità, le mancanze, le cause, le inadempienze, inevitabilmente. Il dato di fatto é che con questa instabilità, ma soprattutto con questa crisi di sistema in atto, si sta creando un vuoto generazionale privo di senso. Uno svuotamento devastante che nega soprattutto alle future generazioni la possibilità di un progetto sociale di crescita, di benessere economico ed essenzialmente quello di essere protagonisti, arteficì del proprio destino, del ruolo sociale e delle nuove realtà produttive ed “artistiche” di cui il mercato del lavoro necessita e richiede nel prossimo futuro, inevitabilmente.

Quello che questo progetto si propone e vuole perseguire caparbiamente è di creare e di preparare “una adeguata e corretta forma mentis” con gli strumenti idonei ad una carriera artistica e artigianale, in modo da essere pronti ad accogliere e scegliere un mestiere (qualsiasi lavoro si voglia svolgere) )con una mentalità fertilizzata, lucida e determinata, sensibile per riappropriarsi, per passione, per scelta e per diritto, quel ruolo che ogni individuo libero e responsabile reclama per se e per il suo futuro e quindi per il suo paese. E’ essenziale riagganciare e ribaltare questo gap. Il valore del lavoro e della sua cultura, necessita di una motivazione profonda, generosa e un supporto culturale adeguato e reale per potersi rinnovare e continuare ad essere patrimonio culturale nelle sue consegne.  

L'Accademia degli Artefici trova la sua missione nel radicale ripensamento e valorizzazione della formazione, della mentalità, della personalità,  della cultura, dell’artefice. La qualità, l’eccellenza, richiedono, passione, dedizione, consapevolezza, amore per l'arte,  responsabilità e soprattutto una identità culturale e professionale fortemente motivata per riaffermarsi nel senso compiuto, del suo progetto; e qui il ruolo della scuola e della formazione artistica e creativa é vitale, imprescindibile, totale.
Questi sono gli elementi e gli ingredienti che il collegio vuole perseguire: idee, intuizioni, modelli, prospettive, nuove energie. Il lavoro artigianale è arte, in assoluto, senza mediazioni o metafore di sorta! Basta dare uno sguardo attento a ciò che sta accadendo nel panorama dell'arte contemporanea degli ultimi dieci anni per renderci conto che l'arte e suoi più famosi protagonisti, da Cattelan a Hirst, da Koons a Kapoor, da Kippenberger a Olafur Eliason, stanno elaborano sempre più dei manufatti artigianali/artistici e quel plus valore che si da all'opera d'arte é composto da una maestria manuale e concettuale presa a piè pari da un percorso artigianale. Nel senso più completo del termine. L'accessibilità dei linguaggi dell'arte contemporanea apre ogni porta alla creatività ed al suo percorso. Questa è la mission che la scuola si prefigge di raggiungere cioè  quella di preparare e far crescere, attraverso un training artistico e creativo, delle personalità e motivarle per essere protagonisti del proprio futuro, valorizzando e utilizzando le risorse personali fortificate con la fiducia in se stessi e nel gruppo di lavoro.
Le nuove generazioni si trovano ad affrontare un futuro privo di motivazioni nello smarrimento generale, perché la società contemporanea non promuove una autentica cultura del lavoro. Si fomentano aleatorie ed effimere prospettive progettuali, fragili se non addirittura assenti. Si smarrisce il senso ed il significato dei mestieri su cui si fonda e si tesse il tessuto sociale. Investire e lavorare per il futuro del paese vuol dire soprattutto trovare il proprio ruolo nella società, il senso progettuale della vita, puntare su professioni concrete e di qualità. Stiamo vivendo una profonda crisi di identità perché non si è riusciti ad investire a diffondere i vecchi e i nuovi valori con valide motivazioni alle attuali generazioni. Non siano riusciti ad impiegare con profitto e generosità, il primato del lavoro. 

Il lavoro in se e nel suo più genuino senso ha una dimensione sociale positiva, quindi artistica (artigianale). Specialmente quei lavori in cui si è chiamati ad essere protagonisti, interpreti, imprenditori con quelle capacità tutte personali per far valere nell'impiego e nell'avviamento al lavoro la dimensione “artistica” del proprio ruolo. "Honos alit artes", l'onore nutre le arti, per Cicerone.  In effetti è l’idioma che andrebbe reinventato, è proprio quello che genera l’equivoco della banalizzazione di artigiano”. Un termine che nella sua radice etimologica ha perso la sua forza, ingiustamente svilita, desueta e svuotata di senso da vecchi luoghi comuni e retaggi mentali inadeguati, ma che in realtà conserva in se ancora tutta la prorompente vivacità, il fascino del manufatto artistico, il primato dell'idea, del disegno, della creatività allo stato puro.
La scuola si pone l’obbiettivo di preparare adeguatamente chi voglia intraprendere un percorso formativo e lavorativo valido e reale sul campo. I corsi sono mirati per stimolare e creare una “grande cultura del lavoro” quanto mai moderna ed attuale. Con una didattica pragmatica e colta, coadiuvata con dei percorsi e incontri conoscitivi con i protagonisti del mondo del lavoro, cosi detto “artigianale”, dell'arte, della cultura, della scienza, della tecnologia. I limiti ed i confini tra le arti e i suoi linguaggi tradizionali o contemporanei, sono oramai trasparenti e più che mai contaminati e riversati in vari ruoli e dimensioni attitudinali o addirittura in nuovi mestieri. L’esperienza di chi oggi è un protagonista, un marchio di riferimento, un leader, uno stile, sarà la nostra materia di studio e di conoscenza per prepararci ad essere sicuri e chiari nelle nostre scelte professionali future. Inoltre saranno praticate quelle tecniche fondamentali ed innovative, maturate sul campo in anni di pratica, per stimolare la creatività, la motivazione, la fiducia in se stessi, la cultura del lavoro, del progetto, del disegno, delle arti e della visualizzazione digitale.
Un pool di professionisti sarà lo zoccolo duro del collegio docenti, accuratamente scelto e selezionato sulla base di un curriculum maturato sul campo professionale, per competenze, idee, passione, visione  e capacità che diano il massimo del loro tempo e del loro valore nella formazione dei futuri artefici
La scuola vuole essere un campione, un modello nel fare formazione alle libere arti, nel concepire, educare,  insegnare, costruire pedagogicamente  l'attitudine naturale dell'individuo verso l'estetica, a cominciare dalla disposizione delle aule, dei laboratori, agli spazi dedicati alla sperimentazione, alla creatività.
Con la collaborazione attiva del territorio (imprese, istituzioni, associazioni, sponsor, liberi cittadini. ecc) si può realizzare una scuola che sia progettualità sociale e partecipazione attiva della cittadinanza. E' necessario investire sulla formazione con personalità che già sono leader nella propria materia di insegnamento in modo che la funzione della scuola sia sopratutto il propulsore di virtuosità sociale ed economica. Attiva nel creare quelle premesse in tempi brevi che si sviluppano in economia reale. La ripresa e lo sviluppo economico si affrontano con strumenti adeguati per colmare quelle lacune che oggi deprimono l'economia che sono il frutto di un equivoco culturale devastante che ha annientato il valore reale del sociale e delle virtù individuali, meriti e competenze per una massiccia promozione priva di senso, di qualità e motivazioni.  E' questo un investimento proficuo che innesca ricchezza e prosperità, è l'innesco adeguato per invertire la tendenza alla mortificazione dei ruoli e dei mestieri, ma la eleva in qualità dell'occupazione, della vita, del prestigio sociale ed economico.