SOCIAL DESIGN é un' espressione che indica una visione poetica ed etica del design pensato per facilitare, creare aggregazione, comunicazione, tra le genti, le culture, le diversità in contesti urbani. E' design da collocare in luoghi con una alta frequenza umana.
Nella società della comunicazione, si comunica sempre meno "face to face" mentre aumentano le forme di contatto umano attraverso i medium tecnologici che diventano metafora sterile e astratta del contatto e della conoscenza dell'altro, facilitando apparentemente la conoscenza ma in realtà livella il valore umano delle differenze, dell'essere unicità, delle emozioni, delle relazioni, filtrati e deformati attraverso medium astratti, distanti, immaginari, come i social network, i telefonini e i vari surrogati del comunicare che chiamo la meta comunicazione.
Il divano "Attacca Bottone" l'ho ideato nel 2007 tormentato da un'idea che ripresi da alcuni miei appunti che scrissi nel 88. In quegli anni vivevo tra Roma, Milano e Koln, (nella Germania Federale pre unione) nella zona universitaria, in Palanter Strasse, dove si respirava e si viveva un fermento rinnovatore nella cultura, nelle arti e sopratutto nel design che sull'onda lunga del post modernismo si azzardava e si creava un design che fosse in bilico tra l'oggetto unico come idea artistica e un oggetto di utilità, utilità in funzione sociale, oggi diremmo bene comune che trovò in alcuni designers una produzione originale e quanto mai fuori dalle righe di quella ortodossia formale del razionalismo di marca ideologica. Denis Santachiara, Ingo Mauers, Ugo la Pietra, Ettore Sottsass e tanti altri ancora ne furono i migliori esponenti. Appuntai queste mie riflessioni che casualmente ripresi in mano anni dopo.
L'idea della socialità disegnata l'avevo applicata immaginando un contesto giovanile dove ci fossero dei centri di aggregazione come parchi, università, spazi pubblici, centri sociali, ecc. Non un design che esalti l'individualismo o il narcisismo culturale, ma che trovi nell'altro il riflesso del "se stesso". Pensato per il comunicare umano dello stare insieme.
Nei criteri progettuali ho considerato la produzione con materiali di riciclo ed in particolare un nuovo tessuto chiamato "Benu" (vecchie bottiglie di plastica per contenere acqua, trasformato in tessuto idrorepellente).
Attacca Bottone lo disegnai nel periodo che frequentavo Lugano e Locarno in Svizzera dove mi recavo frequentemente a trovare un paio di amici e a cercare come sempre faccio in un luogo così diverso dalla solita Milano nuove idee, nuovi spunti. Sfogliando una rivista di architettura che comprai in una edicola lessi un interessante articolo su una azienda svizzera che stava elaborando un interessante nuovo tipo di tessuto per l'arredo. Approfondii la cosa e venni a conoscenza della Christian Fischbacher, che stava lavorando intorno alla produzione di un tessuto per l'arredo con un materiale di scarto inquinate e invasivo riciclando le bottiglie in pet per farne un tessuto attraverso un procedimento sperimentale detto "nano texture". La cosa mi piacque e mi misi al lavoro. Progettai il divano e cercai di proporlo alla RTSI (Radio Televisione Svizzera Italiana) per una trasmissione sportiva, dove venni a sapere che conteneva un dibattito in diretta ed era un momento importante nella scaletta della trasmissione. La mia proposta passò inosservata e riscosse scarso interesse. Ero corso troppo avanti...Come spesso accade a chi si muove liberamente la miglior ricompensa é l'indifferenza.
Pensai ad una seduta che avesse la forma a "U" perchè per la sua arcaica forma ricorda la pianta di un anfiteatro e ripercorre uditivamente e visivamente un diapason con il suo magico suono, come metafora delle emissioni emozionali umane.
Ne progettai una versione imbottita e rifinita con il famoso tessuto "Benu" ed una in un materiale duro e resistente da collocare per strada all'aria aperta o in un parco pubblico, immerso nel verde per l'aggregazione giovanile. Completamente in pietra o marmo bianco da "far elaborare" ai suoi vitali e anonimi frequentatori.
